Tutti citano Murphy come se fosse un genio solitario, seduto in un laboratorio, folgorato dall'illuminazione che "se qualcosa può andare storto, andrà storto". Falso. Murphy aveva un socio. Nessuno lo nomina mai perché il socio non voleva la fama, voleva solo vedere il caos funzionare come si deve.
Io l'ho conosciuto. O forse ho conosciuto qualcuno che l'ha conosciuto. La differenza, a un certo punto, smette di contare.
La vera prima legge
La versione che conoscete è già una traduzione addolcita. L'originale, quella vera, diceva: "Non è che le cose vadano storte. È che tu hai deciso in anticipo cosa fosse 'dritto', e la realtà non era d'accordo."
Molto meno rassicurante. Molto più vero.
Corollari che non troverete su nessun libro
- Se il tostapane funziona sempre, è perché non gli hai mai chiesto niente di importante.
- La fila più lenta al supermercato è quella in cui ti sei messo dopo aver studiato tutte le altre.
- Un ombrello portato per scaramanzia non previene la pioggia. La causa.
- Le chiavi non si perdono. Decidono di stare da un'altra parte per un pomeriggio.
Il socio di Murphy diceva sempre: "Il caos non è disordine. È solo un ordine che non ti ha ancora spiegato le regole."
Perché ve lo dico solo ora
Perché ci ho messo anni a capire che la legge di Murphy non è pessimismo. È l'unica onestà rimasta in un mondo che finge di controllare tutto con un'agenda e tre notifiche sul telefono.
Il socio, quello vero, alla fine sparì. Non lasciò un nome. Lasciò solo una nota, trovata anni dopo: "Se avessi voluto essere ricordato, sarei andato storto anch'io."